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Il fascino di Edimburgo: tra folklore, letteratura e misteri

Edimburgo tra leggende e misteri

Edimburgo è uno dei luoghi più affascinanti e magici d’Europa, oltre che il più infestato. Pensate che il suo cimitero più famoso – il Greyfriars Kirkyard – è la meta di tantissimi ghost-tour. Infatti si narra che lo spirito dell’avvocato William Mackenzie (the bloody Mackenzie), nel XVII secolo responsabile di molte condanne contro i covenanters, il cui mausoleo (denominato the black mausoleum) è il ricettacolo di moltissimi fenomeni paranormali (così dicono le voci…). D’altra parte come scrisse uno degli scrittori più famosi di Edimburgo, R. L. Stevenson: “Only a few inches separate the living from the dead” (“solo pochi passi separano i vivi dai morti”). In realtà i morti di Edimburgo non sono solo associati a fenomeni soprannaturali ma anche alla cronaca nera. Celeberrimi nell’800 – quando la città era un centro d’avanguardia per la ricerca medica e in particolare per l’anatomia – erano i resurrection men ovvero i ladri di cadaveri che trafugavano le tombe dei cimiteri per rivenderli a caro prezzo ai medici come materiale di ricerca. Celebre il caso di William Burke e William Hare che arrivarono al punto di commettere degli omicidi per alimentare il loro traffico illegale di corpi. Il caso ha anche ispirato un divertentissimo film di John Landis. 

Ma il cimitero non è l’unico luogo stregato della città. Pare che il fantasma di Annie, una bambina morta di peste intorno alla metà del 1600, si lamenti ancora nell’Allan’s Close, uno dei vicoli del Mary King’s Close, il complesso dedalo di sotterranei che risale al medioevo e un tempo era abitato dai cittadini più indigenti della città mentre oggi è la tappa per spaventose e suggestive visite guidate (le guide indossano anche dei costumi del XVII secolo).

E ancora nel Castello di Edimburgo troviamo il suonatore solitario di cornamusa, anche noto in originale come the Lone Piper, un uomo che venne mandato secoli fa a esplorare i tunnel sotterranei del Castello per sapere dove portassero. Un po’ come la scia di briciole di Hansel e Gretel, il suonatore, per farsi sentire in superficie e tracciare così il percorso del tunnel, mentre percorreva i cunicoli, suonava la cornamusa. Tuttavia non riuscì mai nell’impresa perché la musica presto si spense e lui non fu mai ritrovato, perso per sempre nell’Edimburgo sotterranea.

Oltre a queste storie piuttosto macabre – a cui si aggiunge il fatto che il North Bridge che collega New town e Old town sia anche chiamato il ponte del diavolo perché da lì pare venissero gettate le donne sospettate di stregoneria – ci sono anche delle storie più liete legate al mondo magico. Come per esempio il fatto che si creda che l’altura dell’Arthur’s Seat (il cui nome ricorda il ciclo di Camelot) non sia altro che un drago addormentatosi secoli fa e ricoperto di vegetazione oppure gli avvistamenti di fate su Calton Hill.

Edimburgo letteraria

Che Edimburgo sia una delle città più importanti per la letteratura lo dimostra il fatto che il monumento più imponente della città – lo Scott Monument, una torre di oltre 60 metri in pietra di Livingstone, scolpita in stile gotico vittoriano – sia dedicato a uno scrittore: Walter Scott (1771-1832), il padre della letteratura scozzese e soprattutto il precursore del moderno romanzo storico soprattutto per via del suo capolavoro Ivanhoe (1820) che racconta il Medievo del XII secolo, di Riccardo Cuor di Leone, di Giovanni Senza Terra, delle crociate e del contrasto tra i Sassoni e il popolo dei Normanni. Qui, la celebrazione del passato è volto alla nazionalistica e romantica commemorazione delle conquiste raggiunte dal popolo scozzese. Nonostante il realismo dell’ambientazione, Scott ebbe sempre una sensibilità per il pittoresco e l’avventuroso, concentrandosi particolarmente nello studio di leggende e ballate scozzesi. Proprio per questo godette di enorme popolarità ma scarsa considerazione da parte della critica contemporanea – Forster lo giudicava “infantile e piatto” – fino a poi una tarda rivalutazione post mortem. 

Altro scrittore scozzese amatissimo e celebre in tutto il mondo è Robert Louis Stevenson, più giovane di qualche generazione rispetto a Scott (1850-94), nato a Edimburgo – nella New Town – da una famiglia di ingegneri specializzati nella costruzione di fari. Fin da piccolo affetto da una salute molto cagionevole, trascorreva le giornate a farsi raccontare storie dalla sua infermiera “Cammy” finché le storie divennero la sua attività principale grazie alla scrittura di narrazioni fantastiche e avventurose che gli valsero la fama. Non è un caso che venne chiamato Tusitalia, narratore di storie, dagli abitanti di Samoa, isola dove visse gli ultimi anni della sua vita.Tra i suoi capolavori ricordiamo L’isola del tesoro (1883) e il racconto gotico dalle influenze freudiane Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886). Il nostro consiglio di lettura invece è il suo Edimburgo: Tre passeggiate a piedi.

Curiosità, cimeli e manoscritti di Scott, Stevenson e Burns (il più celebre poeta a scrivere in lingua scots) sono contenuti nel piccolissimo Writer’s Museum, in un vicolo appartato della Old Town. Vale la pena spendere mezz’ora per addentrarsi nella storia della letteratura scozzese. 

Altri scrittori legati alla capitale sono: J.K. Rowling (che vive tutt’ora in Scozia), J. M. Barrie, Arthur Conan Doyle, Ian Rankin (il re del giallo scozzese), Muriel Sparks e Irvine Welsh. 

Edimburgo è tra le 11 capitali letterarie elette dall’UNESCO anche per la sua vivace attività culturale legata alle librerie, specialmente indipendenti e dell’usato. 

Ecco qualche suggerimento:

  • Armchair bookshop
  • Mcnaughtan’s bookshop
  • Typewronger Bookshop
  • Waterstones
  • Till’s bookshop
  • Blackwell bookshop
  • Edinburgh books
  • Golden hare book
  • Peter Bell books

Edimburgo: città d’adozione di Harry Potter

Nonostante sia Londra la città che associamo automaticamente a Harry Potter, anche Edimburgo ha giocato un ruolo essenziale nella creazione del mondo magico di J.K.Rowling. Infatti è proprio nella capitale scozzese che la scrittrice ha vissuto per parte della sua vita, quella antecedente al successo, ispirandosi ai luoghi e alle leggende di Edimburgo per la creazione di Harry Potter, tanto che di fronte all’Edinburgh City Chambers (la sede del Comune di Edimburgo) potrete ammirare il calco dorato delle mani della scrittrice, insieme a quelle di Ian Rankin, altro scrittore scozzese. 

Ecco i luoghi che richiamano per atmosfera e per la loro storia l’universo magico del mago più famoso del mondo: 

Victoria Street : il dislivello del terreno che caratterizza la città, ha obbligato i cittadini a realizzare costruzioni molto alte e strette, creando vicoli e vicoletti, chiamati closes, caratteristici della città. Probabilmente per ridurre al minimo la sensazione di “ammassamento”, gli edifici sono stati colorati in maniera sgargiante. Uno di questi è victoria street, una viuzza dell’Old Town dedicata allo shopping e che sembra abbia ispirato proprio la celebre Diagon Alley. A sottolinearne il richiamo alcuni negozi dedicati proprio a Harry Potter come la Diagon house e il negozio di scherzi Aha Ha Ha hokes & Novelties, che ricorda proprio i Tiri Vispi Weasley, fino alla John Kay’s Shop, una libreria che rivende prime edizioni rarissime della saga. 

Dean Village: Fuori dal centro, oltre il ponte del Dean’s Bridge, si trova il pittoresco Dean Village, un luogo avulso dalla realtà cittadina – benché vicinissima – fondato per accogliere una comunità di mugnai nel 1700, di cui sono rimasti i mulini. Questo quartiere residenziale, percorso dal fiume, pare abbia ispirato l’incantato villaggio di Hogsmeade. 

Greyfriars Kirkyard: Uno dei luoghi più spaventosi di Edimburgo e uno dei cimiteri monumentali più visitati d’Europa. Il Greyfriars Kirkyard non è famoso soltanto per le sue leggende – è ricco di macabre curiosità – ma anche per aver ispirato diverse ambientazioni della saga di Harry Potter (Il calice di fuoco vi ricorda qualcosa?) e soprattutto perché alcuni suoi ospiti pare abbiano dato il nome ad alcuni personaggi dei libri. Oltre il flodden wall, vicino al cancello che confina con la George Heriot’s school, è possibile infatti imbattersi nelle lapidi di tal Thomas Riddell e ancora il poeta William McGonagall e una certa Elizabeth Moodie.

The Elephant House Nella stessa zona del cimitero – dopo aver prestato omaggio al monumento più fotografato della città ovvero il Greyfriars Bobby, che nulla ha a che vedere con Harry Potter ma riguarda la storia di un adorabile cagnolino quindi andate – potreste fare un salto all’Elephant House, il caffè dove pare J.K. Rowling abbia scritto i primi capitoli de La Pietra filosofale. Il bagno del locale – che è coloratissimo e affollatissimo – è pieno di scritte vandale che omaggiano il lavoro della scrittrice. Tappa obbligata per ogni fan. 

Mentre i capitoli conclusivi de I doni della morte sono stati scritti al nella stanza 552 del Balmoral Hotel, tanto che la scrittrice stessa scrisse sul retro di un busto in marmo presente nella camera: “J.K. Rowling ha finito di scrivere Harry Potter e i doni della morte in questa stanza (552) l’11 gennaio 2007″.Da quel momento la camera è stata intitolata alla scrittrice e per soggiornarvi una notte bisogna sborsare cifre astronomiche.

Sia George Heriot’s School sia il Castello di Edimburgo hanno contribuito enormemente nella creazione della Scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Il castello ne ha ispirato la posizione (un luogo immerso nel verde, che guarda la città dall’alto, sulla cima di un vulcano spento) e anche per la conformazione (la svettante struttura architettonica non può che ricordarci l’imponenza di Hogwarts) mentre la prestigiosa scuola – che sorge proprio accanto al cimitero ed è stata inaugurata sul finire del 600’ – ne ha sicuramente ispirato la divisione degli studenti in case, associate a colori e stemmi peculiari. 

Potterow, una via dedicata al maghetto, vicino all’Università di Edimburgo. Una meta non imperdibile ma è un’insegna curiosa e si trova nella stessa zona dove sono presenti molti dei luoghi legati a J.K. Rowling quindi potreste fotografarla di passaggio da una tappa all’altra. 

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