Miscellanea

Catania: cosa visitare ma soprattutto dove mangiare

Sono nata a Catania e, come spesso accade con la propria città natale, l’ho trascurata. Ho imparato ad apprezzarla (ma soprattutto a conoscerla) soltanto quando l’ho lasciata per andare a vivere altrove, più su. Ci torno per brevi agognati soggiorni in occasione delle feste comandate e cerco di trarne il maggior succo possibile.

Siccome è meglio scrivere – per non dimenticare, per capire meglio, per non far volar via i pensieri – ho deciso di stilare una lista di cose notevoli da ammirare nella mia città ritrovata. Può servire a chi vuole visitarla da turista (anche se nel momento in cui scrivo siamo terribilmente fuori stagione), a chi vuole ricordarsela dal suo ultimo viaggio, a chi vuole inorgoglirsi riconoscendo i posti che abita e a chiunque non abbia niente di meglio da leggere mentre è in bagno. A vostro uso e consumo.

I luoghi d’interesse culturale non mancano e non starò qui a dirvi di percorrere a piedi via Etnea per guardare con i vostri occhi le meraviglie del barocco nero, scolpito nella pietra lavica, fino a Piazza Duomo dove troverete il famoso “liotru”, l’elefante simbolo della città catanese. La visita a piedi del centro storico è un compito da principianti che tutti sono in grado di compiere, reperite le giuste informazioni. Qui un interessante itinerario a piedi.

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Oltre alle tappe “obbligatorie” quindi c’è di più. Come ad esempio, Via Crociferi: come gran parte del centro storico di Catania, anche questa viuzza, da visitare idealmente la sera, è patrimonio UNESCO. Arrivando dalla Scalinata Alessi – meta adatta a chi vuole bere qualcosa, in un ambiente riservato ai catanesi  – Via Crociferi potrebbe apparire nascosta, quasi angusta. In realtà questo aumenta la meraviglia e l’atmosfera un po’ decadente del luogo. In poco più di duecento metri, troviamo quattro chiese, una più imponente dell’altra. I tratti sono tipici del barocco catanese: scaloni esterni in marmo, inferriate, presenza di putti, facciate dalla geometria curva. La passeggiata che inizia dall’Arco di San Benedetto, finisce a Villa Cerami, sede della facoltà di Giurisprudenza, altra tappa irrinunciabile se volete godere appieno dell’architettura catanese. Da valutare, se rimanete in zona, una capatina al ristorante “I crociferi” – in Piazza San Francesco d’Assisi, proprio sotto lo sguardo vigile del Cardinale Dusmet – specialmente se volete provare il pesce in crosta di sale. Se invece preferite qualcosa di più rustico, scendendo verso Piazza Mazzini (una piazzola circondata da archi), troverete la Pizzoleria. I pizzoli, prodotti tipici della cucina siciliana, sono una sorta di focaccia ripiena, simile al “pane cunsatu”. Da provare.

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Proseguendo in zona, s’incontra il Teatro Romano, in via Vittorio Emanuele, meta piuttosto trascurata, pena anche la mancanza di promozione turistica del luogo, un triste ritornello per molte tappe del tour, temo. Sulle rovine di un precedente teatro greco, nacque il teatro romano (di epoca antonina) che è possibile visitare oggi, grazie agli scavi. D’altra parte Catania è una città ricca di tesori sotterranei­, basti pensare che il corso d’acqua catanese, l’Amenano che scorre invisibile al di sotto della città e affiora soltanto in pochi punti (uno è in piazza Duomo e l’altro all’interno dell’Ostello, un locale notturno amatissimo dai cittadini). Non stupisce che una città che è stata distrutta e ricostruita sette volte abbia qualcosa da nascondere. Se volete esplorare in maniera inedita Catania, potete addirittura pensare a uno degli itinerari sotterranei. Qui più info.

Oltre a sepolcreti, cripte e gallerie laviche, il fascino per le rovine potrebbe portarvi alle Terme achillane o le Terme della Rotonda, altre mete spesso snobbate.

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Una chicca da scoprire è la possibilità di ammirare la città dalla cupola della Badia di Sant’Agata, progettata dall’architetto Vaccarini. Da catanese, mi pento di non aver ancora sfruttato l’opportunità di arricchire il mio feed di Instagram con una panoramica della città. First world’s problems.

A proposito di Sant’Agata, patrona della città catanese, non è possibile citare il percorso che ripercorrerebbe le tappe del cammino della Santa: Chiesa Sant’Agata la Vetere, Chiesa Sant’Agata al carcere e Chiesa S. Biagio in Sant’Agata alla fornace. Da visitare rigorosamente in quest’ordine. Raccontano una storia. L’ultima tappa è a Piazza Stesicoro dove potrete anche ammirare le rovine dell’Anfiteatro romano. E risalendo un po’ la via Etnea, farvi una passeggiata alla Villa Bellini perché, nonostante il passato possa essere un po’ decadente, Catania è anche una città rigogliosa.

Di fronte potete assaporare la granita di Savia (da ordinare insieme alla brioscia con il tuppo) e l’arancino (consigliatissimi gusto alla catanese – con le melanzane – e quello al pistacchio). Mentre ci siete, poi, date anche un’occhiata alla bellezza delle nostre Poste, uno sprazzo di liberty che si estende anche all’interno della Villa con il chiosco della musica. Sempre in pieno centro storico, vale la pena entrare nel cortile della Biblioteca Regionale in Piazza Università e ammirarne la bellezza. A chi non è uno studente e non frequenta regolarmente una delle biblioteche più fornite della Sicilia, non verrebbe in mente di entrare. Voi fatelo, non ve ne pentirete.

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Peccato mortale non visitare la mia ex facoltà di Lettere: il Monastero dei Benedettini. Partendo dai quattro canti in via Etnea (che ricordano un po’ i five points di New York), risalite la ripida via San Giuliano, per smaltire un po’ di calorie, e arrivate in piazza Dante. Se pensate sia stato stancante, immaginatevi la fatica dei devoti catanesi quando percorrono la stessa via con addosso i ceri e la candelora con la santa sulle spalle ogni 5 Febbraio, giorno commemorativo di Sant’Agata. Il Monastero comunque vi ripagherà di tutto il sudore versato, è un luogo che sa sorprendere. Fu fondato a metà del XVI secolo dai monaci, come ricovero contro l’eruttare dell’Etna e i briganti. Passeggiate in lungo e in largo nel giardino dei novizi e nei chiostri, su e giù per le numerose scale fino al caffeaus e alla biblioteca sotterranea. Da visitare con una guida per non perdervi niente, in giro troverete studenti disperati e qualche gatto miagolante. Quando ero una studentessa non me lo sono goduta abbastanza, rifatevi voi.

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Partendo sempre dai quattro canti ma andando nella direzione opposta a via San Giuliano, arriverete in Piazza Bellini, più nota ai catanesi, come Piazza Teatro Massimo per la presenza di uno dei teatri più belli d’Italia, in omaggio al famoso compositore catanese Vincenzo Bellini. Forse questa è una tappa fin troppo scontata. Se non ci andate, siete dei criminali. La zona è famosa anche per le sbevazzate serali – il famoso dopoteatro – per i locali c’è solo l’imbarazzo della scelta. Mezza parola per un cicchetto.

Un’altra tappa, leggermente più spostata, è Castello Ursino, costruito da Federico II di Svevia. Il maniero è ricchissimo di storia e oggi ospita il Museo Civico. La zona tutt’intorno è un capolavoro di folklore che strizza l’occhio al Medioevo. Troverete molti locali dove mangiare un piatto tipico a Catania: la carne di cavallo. Su tutti il Camelot. Per la stessa pietanza, vi consigliamo anche di andare alla Trattoria del Cavaliere, vicino Corso Sicilia.

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Prima di congedare la categoria visite culturali, vi prego di dare una chance ai numerosi palazzi che decorano Catania, particolarmente belli sono Palazzo Manganelli, Palazzo Platamone e Palazzo Biscari. I loro cortili riservano soprese. Mentre siete in zona,  passate dall’originale Piazza Cutelli con la splendida fontana delle conchiglie, fino a Piazza Martiri della Libertà, e lì finalmente il mare, anche se la parte panoramica del è più avanti, da Piazza Europa infatti inizia il lungomare. Una visita completa di Catania non può prescindere dalla tipica spiaggia nera (fatta di terra dell’Etna) di San Giovanni Licuti. Consigliato anche Cutilisci dove godervi un lauto pasto con vista mare.

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Per quanto riguarda lo street food, oltre ai già citati punti di richiamo, bisogna passare da almeno un chiosco catanese. Noi suggeriamo Giammona in Piazza Umberto. Dovete provare seltz e limone e almeno il mandarinetto. Inutile spiegare cosa siano, bisogna che le assaggiate. Sempre in zona (via Musumeci) trovate il locale dei sogni: Arancini Espressi. Non aggiungo altro. Se siete più amanti del pesce, invece, immancabile è la tappa da Scirocco (proprio alla pescheria, il mercato più caratteristico di Catania) per gustare un fritto freschissimo. Stessa pietanza, diversa zona, potete gustarla da “Nitto” a Ognina, spostandoci più verso il lungomare, dove il pesce è esposto e si prepara sul momento. Rustico e deciso. Per i vampiri, invece, non c’è niente di meglio che una capatina dal briosciaro notturno nel laboratorio di via Napoli. Dopo una serata goliardica, la pasticceria più fornita di Catania saprà deliziarvi a dovere. C’è la fila perché è buono. Pezzi da provare: assolutamente l’iris e la raviola alla ricotta. Per la granita o il gelato, oltre al già citato Savia, rinomato è Alecci ma è davvero lontano dal centro e l’ambiente non è il massimo. Piuttosto potete provare sul lungomare di Ognina così avete anche il panorama: Ernesto è il più gettonato ma è in buona compagnia.

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Per pasti più corposi occorre per forza andare al Vicolo Santa Filomena, centro nevralgico del buon cibo catanese. I locali sono ormai abituati alla gran folla di turisti ma mantengono comunque alto il livello. FUD è sicuramente il più fortunato, bottega sicula di prodotti a km zero, porzioni abbondanti, sapori strepitosi. La prima scelta per chiunque. Ha aperto una sede anche a Milano. Ma davvero non c’è che da provarli tutti: Il Sale, la Polpetteria, Il Ristopesce, Curtigghiu… Inoltre nel vicolo c’è una libreria indipendente deliziosa, spesso aperta la sera: Vicolo Stretto, gestita da due superlibraie molto attive anche sui social.

Uno dei miei posti preferiti, sempre nel centro storico, è Buatta in via Crociferi. Anche qui stessa filosofia: locale moderno, alla moda, sapori antichi e di primissimo livello. Buono da piangere. Se avete voglia di pizza, Gisira resta un’ottima idea: sembra un tipico giropizza ma i sapori sorprendono. Anche Il Vicolo è buonissimo e in estate il locale s’illumina. Provare per credere. Per una soluzione più classica (e meno economica), i ristoranti dietro l’Amenano (come L’Ambasciata del mare), Sicilia in Bocca o la Corte dei Biscari per dell’ottimo pesce.

Se invece volete bere e mangiare in un luogo d’atmosfera, consiglio aperitivo al tramonto sulla terrazza dell’Ostello degli Elefanti. Altrimenti, per cocktail economici e sapori tipici: Vermuth, locale rustico e frequentatissimo. Molto apprezzati ultimamente anche Luni, Macondo, il First e tutta la zona di San Berillo (arricchita anche dalla street art di Piazza delle belle) o via Penninello. Anche se, come già suggerito, il locale più amato dalla movida catanese è l’Ostello in piazza Currò.

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Se poi volete portarvi a casa qualche delizia, consigliatissimi sono le Pasticcerie-bar come Prestipino, Scardaci, I dolci di nonna vincenza (si trovano anche in aeroporto, unica eccezione che potete fare alla regola mai comprare in aeroporto prodotti tipici) e Magrì.

La lista non è esaustiva, manca ancora molto altro ma già voglio portarvi fuori porta. Se avete la possibilità, non potete visitare davvero Catania senza passare da Aci Castello e Aci Trezza. Il mare è migliore se volete farvi un bagno, ci allontaniamo dal tipico caos cittadino e la vista dei faraglioni è impagabile. Per dei tuffi potete andare con un efficientissimo servizio di barca-taxi (a soli tre euro) all’isola Lachea, riserva naturale protetta. E dopo, obbligatoria la granita con la brioche al bar Mythos, letteralmente di fronte. Altrimenti, per delle soluzioni più comode, potreste provare i lidi (vi assicuro che costano di meno rispetto ad un ingresso in una triste piscina milanese). Mama sea, I ciclopi, Bellatrix, Bikini. L’ideale comunque sarebbe andare ad Acireale e godersi la Riserva della timpa.

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A proposito di gite fuori porta, un must del catanese, specialmente nel girone infernale estivo, è quello di andare nei paesi etnei per trovare refrigerio: Nicolosi è la tappa privilegiata con la sua miriade di locali dove mangiare e bere. Il Rosemary è piuttosto amato. Suggerisco comunque una visita anche a Zafferana da Donna Peppina per mangiare la siciliana, un pezzo di tavola calda fritto, ripieno di tuma, formaggio tipico catanese con cui si condiscono anche le scacciate, piatto decisamente più invernale. Altrimenti dovrete accontentarvi della versione che si trova nei bar cittadini, leggermente più piccola ma comunque buona. D’altra parte anche le suole delle scarpe, se fritte, hanno un loro perché.

A proposito di tavola calda, altre prelibatezze catanesi che potete trovare in molti panifici e bar della città sono: la cipollina e la bolognese (a Bologna non credo ve ne sia traccia). Ma non potete assolutamente andare via da Catania se non provate le nostre crispelle di riso intinte nel miele. Al ristorante invece insistete per la caponata (almeno come antipasto) e gli involtini di pesce spada.

Non so chi ha avuto l’ardire di arrivare fin qui ma, se avete dei suggerimenti che vadano ad arricchire la lista, sono ben accetti.

Spero possiate venire a trovarci presto, nel frattempo potete seguirmi su mapstr (applicazione utilissima per i viaggiatori) per appuntare tutti i luoghi che vale la pena visitare e non sono riuscita ad inserire qui. Mi trovate come ilenia.zodiaco. Per farvi un’idea ancora più precisa potete seguirmi su instagram: @conamoreesquallore. 

 

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