Miscellanea

Traslocare: perché conservare le cianfrusaglie

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Chi l’ha detto che quando si vuole fare ordine nella propria vita bisogna liberarsi delle cose che ci circondano per fare spazio? Il disordine a volte si crea perché si hanno troppe idee e poco spazio per contenerle tutte.

La filosofia di Marie Kondo&Co. promuove un’inquietante estetica impersonale – muri bianco ospedale e mobili che danno l’impressione di non essere mai stati toccati – che si ispira a un altro manifesto dell’ordine marziale: “L’arte di buttare” di Nagisa Tatsumi. Il titolo è già abbastanza esplicativo.

Il mio umile parere è che più che una denuncia alla società dei consumi – incline all’accumulo, intossicata dalla pubblicità che la convince a desiderare oggetti che non le servono, perennemente insoddisfatta, e quindi disposta a comprare ancora e ancora – questi libelli rappresentino (in certi casi, un disturbo ossessivo compulsivo) la frustrazione di chi pensa che basta liberarsi degli oggetti per acquisire il controllo della propria vita (o quanto meno, della propria casa).

Per arrivare all’efficienza di un manager giapponese e, a detta dei nostri maghi dell’ordine, anche alla pace dei sensi, occorrerebbe seguire delle regole fisse. Il fatto che persone con case, personalità, mobilio, stili di vita diversi debbano obbedire agli stessi mantra non desta anche in voi più di una perplessità?

Le regole della casa perfetta: liberarsi di ciò che non è essenziale (ovvero buttare il più possibile), ordinare con un certo metodo il guardaroba (ammetto di aver anche provato a capire come si possano impilare le maglie in verticale senza stropicciarle ma ho rinunciato), inserire tutto ciò che si possiede in organizer e contenitori simili a matrioske.

Quest’ultimo aspetto, in particolare, mi lascia basita. Capisco possa essere gratificante osservare mobili liberi da oggetti sparsi, la scrivania vuota, con tutti i vostri beni organizzati in scatole etichettate che daranno un boost all’organizzazione quotidiana. Ammesso che riusciste nell’eroica impresa di dividere tutti i vostri oggetti in contenitori “tematici” (il poggiacarte a forma di fenicottero verrà inserito nella stessa scatola della cancelleria con le graffette?), tutta questa tecnica dell’inscatolare e dividere non vi dà più l’idea di un trasloco che di un riordino?

Anche se naturalmente nessuno dice di omologarsi senza criterio ai dettami della nuova milizia dell’ordine-a-tutti-i-costi, il risultato è che l’immaginario della casa minimal e asettica sia diventato ormai uno standard. La cosa preoccupante è che stia diventando una prerogativa soprattutto femminile. Avete osservato gli sfondi dei video delle youtuber più popolari? è difficile non imbattersi nello stesso scenario: cameretta ikea, preferibilmente bianca, candele, lucine, scatole. Non c’è molto spazio per quello che dà brio e personalità all’ambiente domestico: le cianfrusaglie.

Sebbene i suppellettili (soprattutto quelli che non hanno forma quadrata) siano visti come un superfluo – anzi, dannoso – accumulo di materia che ostacola la vostra efficienza, da parte mia, devo tediarvi con un anacronistico elogio dell’inutile.

Popolare la propria casa di oggetti sciocchi e bizzarri, dalla bellezza relativa o dalla bruttezza certa, non è un peccato capitale che vi  porterà a bruciare tra le fiamme dell’inferno. Non è solo la strana mania delle zie che odorano di naftalina e vi portano souvenir pacchiani dai luoghi esotici che hanno visitato (o dal paesino in Puglia in cui sono andate quest’estate a prendere l’olio). Gli oggetti acquistano un valore particolare a seconda delle traversie affrontate per giungere fino a noi. Pensate alle vecchie collezioni di famiglia che abitano le soffitte delle case (io personalmente non conosco nessuno con una soffitta ma uno sgabuzzino, sì). Badate che sto usando dei verbi “umani” per descrivere degli oggetti inermi, incapaci di agire (popolano, abitano, affrontano). Perché gli oggetti hanno in qualche modo una memoria che si riattiva quando li vediamo o li tocchiamo. Avere oggetti “strambi” o semplicemente vecchi rievoca momenti del passato o nuove fantasticherie in noi. La fattura delle cose, il loro odore, i loro colori, alterati dal tempo o dall’ambiente, possono esserci d’ispirazione. Possono essere dei piccoli porta fortuna, possiamo caricarli di superstizione, possono essere dei felici o tristi totem che ci legano alle persone che hanno vissuto con noi, possono semplicemente dare un tocco di estro alle nostre case.

Della casa dei miei nonni ricordo distintamente gli oggetti più singolari. Un serpente dentro una bottiglia di alcool, ridicoli animaletti in vetro, i vecchi tappeti di cui mi divertivo ad intrecciare le frange lise e i vasi. I mille vasi di tutte le dimensioni e forme che stavano nel salone (di cui era proibito l’ingresso ai nipoti non accompagnati da adulti responsabili ma tanto alla fine era sempre chiuso a chiave). I vasi naturalmente non contenevano fiori. Erano oggetti inutili ma belli e fragili a cui davo tantissimi significati diversi e in cui bramavo di specchiarmi nei pomeriggi annoiati che trascorrevano con il ronzio di Canale 5 in sottofondo.

Anche mettendo da parte la fascinazione che proviamo per le case in cui si trascorre l’infanzia, non c’è da meravigliarsi se tanti individui non rinuncerebbero mai alla sana bruttezza delle calamite attaccate al loro frigo.

L’atteggiamento della polizia dell’ordine sembra un tentativo di lasciare fuori la vitalità dalle proprie case più che di combattere la polvere e il caos. Sottintesi i seguenti imperativi: non muoversi, non sporcare, non provare nulla di nuovo, omologarsi. Altro che serenità mentale.

E poi: non è uno spreco di denaro riarredare continuamente anche se non ne avete bisogno, soltanto per aderire ad una certa estetica, inoculata a forza nel nostro angolino delle false necessità per l’uso compulsivo che facciamo di Instagram? è davvero anticapitalistico e antimaterialistico comprare all’Ikea nuovi oggetti dal design geometrico e dai colori tenui per sostituire i nostri vecchi svuotatasche dai colori chiassosi ma perfettamente funzionali? E infine: non è uno spreco per la nostra fantasia circondarci soltanto di efficienza?

Marie Kondo afferma di aver passato l’80 % della sua vita a riordinare. Davvero volete investire così tanto tempo in questa impresa? Ho un’idea migliore. Sì, gettate ciò che è dannoso e inutile per voi e magari smettete anche di comprarlo (so che è difficile allontanarsi da Tiger, lo so), sì, pulite casa e cercate di mantenere un ordine decoroso (suggerimento: le mattonelle dei pavimenti dovrebbero sempre essere visibili) ma quando lo spazio si fa troppo angusto e vi sentite schiacciati da ciò che è intorno a voi: trasferitevi in uno spazio più grande.

E veniamo finalmente al punto.

 Mi sono trasferita qui (nuovo sito, nuova grafica, nuovo anno, nuovi propositi…ah, no, non è Capodanno). Dopo aver vegetato a lungo su un altro blog in cui parlavo principalmente delle mie letture, ho deciso di mischiare tutto, fare fagotto e ricominciare da capo, con le stesse idee e altre di nuove.

Ma un altro sito, Ilenia? Davvero?

Sì, ma vi spiego.

Sono cresciuta, mi servono vestiti più grandi. Ormai da tempo, il mio canale YouTube, in cui ho sempre investito tantissimo, porta il mio nome. Era il caso di colmare le distanze e dare più coerenza alle diverse anime in cui ho diviso le mie attività: scrittura e video.

 Un’altra ragione per trasferirsi qui è allargare gli orizzonti. Non più solo libri. Spesso è accaduto in passato che volessi scrivere qualcosa che andasse oltre la letteratura ma avevo paura che “sporcasse” il blog, che diventasse una pozzanghera indistinta, senza identità. Allora ho preferito mantenere un contenuto uniforme, senza mai metterci altro.

Bene, adesso sento di meritarmi questo “altro”.

Uno spazio d’approfondimento in cui poter fare a modo mio. L’idea di fondo è quella di creare un calderone di contenuti, non solo miei. Mi piacerebbe creare delle discussioni legate ad articoli, post, video, immagini etc. in cui m’imbatterò sia sul Web sia offline.

“Io le cose non le voglio soltanto capire, io le cose le voglio mangiare”.

 Questo è uno spazio fluido, contaminato, in fieri. E spero vi faccia piacere farne parte.

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1 thought on “Traslocare: perché conservare le cianfrusaglie”

  1. Ho letto il libro della Kondo e, a dire il vero, non mi sembra che il messaggio che vuole trasmettere sia quello di buttare via tutto indiscriminatamente; tant’è che anche lei ha un cassetto delle “chincaglierie”.
    Per quanto nel suo manuale non ci sia nulla di particolarmente illuminante o innovativo, il senso del suo riordino è quello di buttare ciò che non ci rende felici o che, addirittura, ci causa malessere (un pantalone troppo stretto che causa un senso di inadeguatezza, il ricordo di un amore finito che dà frustrazione, …) per liberarci del senso di oppressione che spesso gli oggetti danno.

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