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Dieci motivi per (ri)vedere Pretty Little Liars

Per far passare più velocemente un periodo di estrema indolenza, cercavo una serie di taglio adolescenziale da guardare con un occhio solo. I teen drama per me sono le serie più divertenti in assoluto. Sì, sono zeppe di stereotipi ma gli americani – di solito – ci sanno giocare, creando dei telefilm dai dialoghi immediati, ricchi di riferimenti pop, abitati da personaggi che sì sono bellissimi in maniera impossibile e desiderabili ma anche onesti e ironici al massimo. Certo, vanno presi per quello che sono: intrattenimento in salsa melò. Rivalità tra fratelli, triangoli, bulletti, tradimenti, re e reginetta del ballo, il quarterback, i test di ammissione al college, i documenti falsi, il prom.

La loro prevedibilità li rende da un lato il classico comfort food, buono ma poco nutriente, dall’altro, se ben confezionati, rappresentano l’occasione di introdurre elementi di originalità a trame e ambienti già ben strutturati. Ricordiamo che un personaggio come Seth Cohen è stato possibile ANCHE perché esisteva lo stereotipo del nerd (a cui, appunto, sono stati apportati alcuni accorgimenti).

Ne consegue che quando Netflix ha messo online uno dei miei guilty pleasure preferiti, non ho resistito ed è partito il rewatch.

“Pretty little liars”, tra i molti telefilm per teenager, si distingue perché oltre a presentare una narrazione su un gruppo di ragazze carine (e relativi tormenti amorosi) in un liceo americano, aggiunge un’intricatissima e inquietante trama mistery. Le dolci pulzelle infatti vengono ricattate da un anonimo stalker che si firma con l’iniziale della loro amica da poco deceduta: A. La serie racconta le varie prepotenze e torture psicologiche che subiscono le non troppo ingenue ragazze prima di rivolgersi alla polizia (che naturalmente non crede loro nemmeno per un secondo).

Di seguito i motivi per cui PLL (da adesso la chiameremo così per motivi di brevità) è un bel melodramma/thrillerone, imperdibile se siete degli amanti del trash fattobene. Il trash fattobene si distingue dalle cafonate in stile “Jersey Shore” così come dalle serie semplicemente brutte come “Settimo Cielo” o “La vita segreta di una teenager americana” perché calibra bene i momenti ampiamente melodrammatici ad una trama accattivante e, in più, sfodera personaggi che usano abbondantemente l’ironia e, anche quando sono irrimediabilmente stupidi, riescono comunque a strapparti una risata.

1) Il turbinio di eventi

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Ammetto candidamente che spesso i teen drama soffrono un po’ di monotonia. Pensate a “One Tree Hill”: bellissimo, per carità, ma succede qualcosa ogni duecento anni. A Rosewood, invece, viene commesso almeno un reato al giorno. La trama e il ritmo di PLL sono segnati dalla filosofia del maiunagioia per cui, quando ti sembra che le sfighe per un solo episodio siano già arrivate al limite massimo, gli autori ti faranno ricredere. Non c’è davvero un freno per quel che potrà andare storto. È un ricatto dietro l’altro. I plot twist sono talmente tanti che alla fine nulla avrà più un senso. Un turbinio di sospetti e indagati, una girandola di indagini a vuoto, una sequela infinita di “lui è A” e invece poi no.

Le liars incominciano a sospettare di chiunque, imparanoiate al massimo, sparano venti/trenta teorie strampalate ad episodio; specialmente gli ultimi cinque sono una girandola di cazzate in cui vengono accusati ora Caleb ora il sempreverde Ian (ricordate, lui c’entra sempre), ora Jenna, ora Garret, a volte tutti e quattro insieme (e precedentemente Noel Kahn, un personaggio nato per fare il bersaglio del tiro a segno). Non vorrete mica perdervi l’unico giallo in cui l’indagine viene praticamente improvvisata passo passo, senza avere la minima idea di dove si stia andando a parare?  Lo sport preferito delle Liars è il salto alla conclusione sbagliata.

Le loro catastrofiche missioni, però, sono sempre meglio delle indagini delle autorità competenti. Il dipartimento di Polizia a Rosewood, in realtà, è una copertura. È semplicemente un edificio popolato da fantasmi. Solo in PLL possono far passare per minaccioso uno scimmione biondo con le orecchie a sventola come Darren Wilden. Un unico ispettore di ventisette anni (al massimo) che si occupa di tutto e riesce anche a bombarsi le mamme delle sospettate e le uniche azioni autorevoli di cui dà prova sono perquisire l’armadietto dei minorenni a scuola. Mitico. Anziché lanciargli un osso, le liars lo temono e ci regalano scene spassossime in cui lui biascica frasi ricattatorie e loro lo fissano con occhi sgranati e boccuccia tremolante. Grazie per tutto questo, Marlene King (la creatrice dello show).

È anche vero che c’è un’alternanza tra episodi che hanno un tono più romantico (ovvero in cui si limona duro e anche abbastanza casualmente) e altri in cui effettivamente tutti cercano di uccidersi. Che dire. Non ci lamentiamo.

2) Mai così stronze

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Lo sappiamo, nei teen drama ci dev’essere il personaggio universalmente riconosciuto come la bitch. La ragazza perfetta che tratta tutti malissimo. Quella cattiva senza motivo, perfida perché semplicemente se lo può permettere. Bellissima e senza cuore. Ecco, in PLL non ce n’è solo una, ce ne sono seimila. E non è solo il loro numero a sconvolgere ma quello che fanno. Non si limitano ad affibbiare soprannomi e a lanciare battutine infelici come nel meraviglioso “Mean Girls”. Pochi teen drama sono stati così meschini nel mostrare il vero volto delle stronze. Una delle protagoniste rende cieca una ragazza lanciandole un petardo che le incendia casa. E questa è solo la punta dell’iceberg di un telefilm in cui le relazioni con le minorenni, gli incesti e i tentativi di omicidio si susseguono come in Sodoma e Gomorra.

Una delle protagoniste, Allison – una quindicenne uccisa da nonsisachi e sepolta in giardino, verso cui dovremmo provare pena – si rivela essere l’ape regina di un alveare di crudeltà. Ammettiamolo, chi non ha pensato che la cara Ali in fondo se lo meritasse di finire sottoterra? Ma l’elenco è lungo:  Melissa, la sorella-rivale, Mona, la bulletta della scuola, Jenna, la non vedente (sì, in PLL anche gli handicappati sono malvagi mostri).

3) Rosewood come Montecarlo

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A proposito del fatto che a Rosewood non ci si annoia mai, forse non è mai esistito un teen drama con così tanti pseudo prom. Potreste pensare che Rosewood sia un buco di provincia quindi al massimo ci sarà la sagra della castagna, come è giusto che sia. E invece no. Cerimonie di ogni tipo. Ma mica festoni da fiera di paese. Hanno un dipartimento organizzazione eventi che manco a Montecarlo. Ce n’è uno ogni settimana praticamente. Non mi credete? Alla festa dell’homecoming (non chiedetemi cosa diamine sia) ci sono le cartomanti e delle macchinette per le fototessere. Ma solo nella mia scuola al massimo si organizzava la pizzata di classe?

Tenetevi forte perché ad un certo punto ci sarà pure una festa in cui si tiene una lotteria (!!!) con in palio un’automobile. Non so voi ma alle lotterie a cui ho partecipato io, al massimo, una borsa vintage. Ma non è assolutamente finita qui. Gli eventi sono tanti e sempre più bislacchi. Prendiamo i compleanni. Dimenticatevi le feste a sorpresa. A Rosewood si organizzano i campeggi personalizzati come il Camp Mona, un “glamour camp” composto da innumerevoli tendoni di trucco, parrucco, massaggi. Ovviamente le Liars a questo particolare evento decidono di essere le top player della serata e farsi investire da una macchina. Non sto scherzando.

Potrei comunque andare avanti all’infinito. La scuola spesso si arreda anche con labirinti di specchi o luna park mobili. E si organizzano anche maratone di ballo (non so nemmeno da dove cominciare a spiegarvi cosa sia ma immaginatevelo come una di quelle serate di salsa e merengue in cui si balla fino a svenire). Di questo sto parlando. In PLL si pensa in grande. Tutto è più grande, sì, ovvio, anche le scemenze.

4) La cena dei cretini

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A proposito di idiozia, anche in questo campo si esagera. Non so se avete mai visto uno dei film più clamorosamente divertenti degli ultimi cinquecento anni. Si chiama “La cena dei cretini” e dimostra un’importante teoria sulla stupidità ovvero è divertente guardare un cretino fare cose cretine.  A seguire spoiler, se non volete passate direttamente alla sezione cinque.

La brillantissima Emily – che la sera prima ha fatto una capatina a un monumento dedicato ad Alison che è stato vandalizzato (sì, è reato devastare la proprietà pubblica) – se ne va la mattina dopo in giro con le scarpe tutte sporche di fango ma non qualche macchiolina, eh. Proprio inzuppate. Poco sgamabile, quindi.

La migliore rimane Hanna che pensa che quello scimunito di Noah possa essere A e si fa investire per questo. Te lo meriti.

Sempre nella famiglia Marin, abbiamo la mamma di Hanna (vi giuro, io ancora non ho capito come si chiama ma è un problema mio perché anche i genitori di Arya che compaiono settecento volte ogni episodio non so chi siano e la madre è chiaramente Piper) vince un premio speciale per mamme degenerate visto che ha la bella idea di tenere le mazzette, che ha “preso in prestito” dalla cassetta di sicurezza di una sua cliente della banca, nella pasta Barilla.

Stai a casa con una ex cicciona e metti i soldi nei carboidrati. Idiota.

Poi triplo carpiato di cretineria perché Mona organizza una festa a sorpresa in casa Marin e ovviamente i soldi vengono rubati – strano! – mentre Hanna è presente e non si preoccupa minimamente di gettare un occhio ai diecimila dollari che tengono nella credenza, nonostante un branco di zulù le stia mettendo sottosopra la cucina. Applausi.

Melissa (sorella di Spencer anche nota come LA CIECA, LA SORDA, LA MUTA), come fai a sposarti uno che si è fatto non una ma ben due minorenni, di cui una è tua sorella? E ti fai pure mettere incinta. Ti meriti di soffrire.

All’elenco aggiungiamo Allison che, non solo è abbastanza scema da frequentarsi con Ian ma sa che a lui piace spiare lei e le sue amiche, facendo dei simpatici filmini, e le va pure bene, fa pure la porcona in video. Non le è passato per l’anticamera del cervello che tutto ciò fosse a dir poco pericoloso? Incredibile che sia solo finita morta ammazzata. Grande acume.

Altro esempio emblematico è Sean, il toyboy stupidone che non capisce quante volte farsi mollare per essere mollato davvero. A parte che ho avuto un piccolo trauma quando nei primi episodi si vede che Hanna è fidanzata con un personaggio che credo di non aver mai visto prima. Davvero, ho pensato: chi è questo Sean? Ma voi lo ricordavate? E pensare che ha pure tre/quattro storyline. Avete presente Paul del revival di “Gilmore Girls”, quello di cui nessuno si ricorda mai, ebbene, è stato creato basandosi sul personaggio di Sean, ne sono certa.

Ho fatto solo un piccolo elenco ma si potrebbe continuare in eterno e ricordate che questa è solo la prima stagione!

5) Le battute

Qualcuno potrebbe pensare che molti dei dialoghi di PLL siano di cattivo gusto ma in realtà sono perle di trash che non dovremmo nemmeno meritarci. Sono sulla sottile linea di confine tra l’orrido e il genio. Che possiamo fare? Possiamo solo riderne a crepapelle. Riportiamo alcuni esempi.

“Se un’oca cammina e starnazza come un’oca allora è una fottuta oca”.

 

“Hanna, i miei genitori hanno una relazione!”.

 

“Appena chiudiamo una porta, A. apre una finestra”.

 

“Questo lato del mio viso sembra più grasso di quest’altro?”.

 

“-Chi c’è lì?”.

– “È un coniglio, Hanna, non ti risponderà”.

Queste sono solo alcune delle battute della prima stagione ma anticipiamo per il bene dell’umanità l’intramontabile battuta di Hanna: “Non può sentirci, è cieca”. Capolavoro assoluto.

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6) L’abito sbagliato per ogni occasione

Le liars come tutti i protagonisti dei teen drama sono fashionable. Peccato che loro siano la versione attraverso lo specchio della moda. Tutto il contrario di ciò che è decente viene da loro indossato. Ma non sono i singoli capi a contare bensì l’effetto d’insieme. Per non parlare delle occasioni in cui sfoggiano i loro outfit. Indimenticabili le mise indossate per il funerale della loro migliore amica, vestite come se stessero andando in discoteca. Davvero sembra non esserci un limite all’assurdità (allego immagini).

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Per non parlare degli accessori. Sono cariche di bigiotteria brillante quanto le sante alle feste patronali. Arya è praticamente un lampadario di cristallo ambulante. Gli unici momenti in cui sono vestite decentemente è quando si travestono ai balli in costume o quando sono in pigiama. Fate voi.

7) La panza finta di Hanna

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Io non voglio nemmeno spiegarvi quanto può essere bello un telefilm in cui per simulare la grassezza di un personaggio la avvolgono in un rotolo di gommapiuma che non provano nemmeno per un secondo a far passare per adipe in maniera verosimile. Cioè quella è palesemente gommapiuma. Lo sanno loro, lo sappiamo noi. Perché far sì che sia realistico? Così è ancora più divertente. Quindi vediamo una con un braccio del diametro di uno stecchino e il viso affilato di una modella che porta un salvagente sotto la maglietta. È meraviglioso.

8) ALL YOU NEED IS LOVE

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Avrete capito ormai che il sovrano indiscusso della storia in PLL non è il Fato ma il Random. Non fa eccezione la categoria “interessi amorosi” delle Liars. Il fatto che sia così altalenante la rende naturalmente interessante specialmente per le magnifiche volate nel regno del non sense. Devo dire, però, che c’è anche spazio per il romanticismo quindi se siete dei cuori di panna PLL fa per voi (nonostante le eterne sfighe).

Cominciamo con…gli incompresi. La prima stagione è bella perché ci stanno loro: Wren e Spencer.

A mani basse il miglior flirt dell’intera storia della serie (ammettiamo poi che l’unico ragazzo davvero degno di Spencer si è dimostrato LUI). Divertenti, sexy, teneri. Il motivo per cui improvvisamente la loro storyline viene spazzata via (per poi venire periodicamente resuscitata a più riprese nelle successive stagioni finendo inevitabilmente in tanti dolorosi buchi nell’acqua?)  INSPIEGABILE. Vi odio tutti.

Approfondiamo meglio il personaggio di Spencer: passa da un figo all’altro e riesce ad essere sempre la prima della classe, competitiva in tutto, impeccabile e anche quella meglio vestita. ROLE MODEL. In ordine riesce a farsi: Ian, Wren e Alex con tanto di ballo latinoamericano (momento TOP). Ci vuole stile per passare dalle danze nelle cucine dei country club sulle note di canzoni sudamericane con i lavapiatti/raccattapalle ai dottori in medicina di Oxford, così, con nonchalance.

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Certo, poi finisce con Toby lo stoccafisso ma ha avuto e avrà i suoi momenti di gloria.

A proposito di Toby, per quanto io detesti il suo personaggio, il suo sguardo vacuo, le sue battute inconsistenti e, in generale, la sua essenza, mai come nella prima stagione è stato SENSATO. Già, perché poi la sua presenza avrà la stessa rilevanza dell’indiano nei black eyed peas (se non sapete chi è, ho centrato il punto, direi). Toby in questa stagione è MUTO. Si limita a fare poche cose essenziali: ora una faccia inquietante, ora una molto molto triste, ora picchia il ragazzo viscido di Emily ora legge un libro. Fine. Bravo, applausi, sipario.

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Nell’immagine potete ammirare il momento più alto del suo percorso nella serie.

Non si può, ahinoi, parlare di PLL senza parlare di Arya e Ezra. Ok, sono soporiferi, lo sappiamo. Però la loro storia d’amore PROIBITA è lo spunto per tanti di quei momenti imbarazzanti e allucinanti che quasi quasi li perdoniamo. Quando vanno al cinema con Piper…ehm, la madre di Arya, del tutto inconsapevole della loro relazione? Dai, è troppo assurdo per non essere divertente. Sinceramente hanno saputo rendere ironico lo stereotipo della relazione studentessa-professore con dei picchi di WTF particolarmente fantasiosi.

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Riguardare dall’inizio PLL è anche un modo per risolvere l’annosa questione: quante lesbiche ci sono a Rosewood e perché le incontra tutte Emily? Iniziate a contare dal primo episodio…

Ma forse la domanda giusta è: perché sono tutte complessate? Lasciamo perdere Maya che è solo una povera amante della ganja e parliamo di Paige. Paige è il personaggio più inquietante di tutta la storia del telefilm, altro che Jenna. Paige è il classico fidanzato stalker che ti osserva da lontano, vuole comandarti a bacchetta ma allo stesso tempo è pronto a farsi calpestare come uno zerbino pur di starti vicino. Tutte le scene che dovrebbero ispirarci simpatia nei confronti di questa tizia (una ragazza ipercompetitva sull’orlo di un esaurimento nervoso con carenze d’affetto) la rendono soltanto più strana. Vogliamo ricordare quando si presenta a casa di Emily in una notte “buia e tempestosa”, bagnata fradicia, solo per dirle in lacrime che la odia e le dispiace? Il giorno dopo veniamo a sapere che è “caduta dalla bicicletta” tornando a casa. Boh. Paige sembra proprio il classico partner buco nero che ti risucchia in un vortice di autocommiserazione e sbronze moleste da cui solo Emily-mai-una-gioia poteva farsi affascinare. Ma poi che capelli di merda, dai.

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Chiudiamo su note più felici con il personaggio del mio cuore: Caleb. Bono, sarcastico, intelligente, pieno di risorse. Ho già detto bono? Ha le battute migliori e Hanna non se lo merita. E poi c’è anche la questione pucciness. Insomma, di base, è un senzatetto. La mossa più intelligente di Hanna è stata quella di ospitarlo a casa sua. Anzi, mi correggo. Probabilmente l’unica mossa intelligente di Hanna. Insieme sono tanto carucci.

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9) Trash, minimo garantito

Una carrellata di scene indimenticabili, profondamente assurde, spesso ridicole e quindi meravigliose. Vi ricordo che è un elenco parziale perché è impossibile appuntare tutto.

– Le innumerevoli scene tutte uguali e solo apparentemente diverse in cui le liars stanno sedute ad un tavolo e Jenna arriva loro alle spalle muovendo il suo bastone per i ciechi come se fosse una mannaia pronta a colpire. Quanti tra noi hanno pensato più e più volte che questo fosse in realtà uno schema base che hanno riproposto duemila volte in soli ventidue episodi solo per coprire il minutaggio?

– Arya e Ezra limonano mentre A incappucciato disegna sui vetri appannati. Praticamente è la scena di “Titanic” rifatta come se fosse un film di “Scream”.

– Hanna tira un ceffone ad una cieca (MOMENTO TOP).

– Scena della doccia tra Hanna e Caleb (inutile aggiungere descrizioni).

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– Tutte le scene con i genitori nazisti di Emily. Solo nel primo episodio la madre critica

aspramente i genitori di Arya perché le hanno permesso di tingersi qualche ciocca di rosa. Poi sbraita contro Emily perché usa il telefono a tavola. Inutile che vi spieghi l’accoglienza che ha ricevuto la fidanzata della figlia a casa, soprattutto quando scoprono che Maya è nata prima del matrimonio. Le viene quasi un coccolone alla madre. Santi numi. Siamo per caso in Settimo Cielo?

– La sigla. Può sembrare una leziosissima canzoncina che fa da sottofondo ad un’innocente gioco di bambole. E invece si parla di un cadavere. Bomba. “Because two can keep a secret if one of them is dead”.

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10) Le cose NO

Ci tengo a ribadire le cose per me un po’ noiosette della prima stagione di PLL che potrebbero rallentare la visione. Alcune le ho già fatte notare ma repetita iuvant soprattutto perché poi le cose brutte di PLL sono anche quelle più divertenti da commentare.

– Gli Spoby (quanto li odio, scusatemi ma non si può, povera Spencer, lui è un pesce lesso, continuo a pensare che le sia capitato tra capo e collo come punizione karmica per essersi fatta i fidanzati di sua sorella).

– I tira e molla tra i genitori di Arya. Mandategli un aereo con uno striscione come ai reclusi della casa del Grande Fratello: NON CE NE FREGA NIENTE.

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– Le quattrocento estenuanti scenate di Paige (per il fattore trash potevano bastare anche le prime trentotto che ha fatto).

Bene, il decalogo si chiude qui. Io, naturalmente, ho già iniziato il rewatch della seconda stagione.  Non mi resta che augurarvi buona visione e tanti auguri se deciderete di dare la caccia ad A per capire chi sia. L’unico suggerimento che posso darvi è: pensate in grande, anzi, pensate proprio all’IMPOSSIBILE.

 

 

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